Giorgio Falco_William Eggleston LO SGUARDO DEMOCRATICO DELL’ AMERICA


egglestonRiporto volentieri un articolo di Giorgio Falco apparso su La Repubblica questa estate, un bel contributo alla diffusione della cultura fotografica che mi era sfuggito. mi scuso per il ritardo.

 

WCON circa 150 scatti realizzati dal 1961 al 2008, William Eggleston: Democratic Camera, Photographs and Video, alla Corcoran Gallery of Art di Washington fino al 20 settembre, a cura del Whitney Museum di New York, è solo l’ ultima retrospettiva che celebra un mito vivente della fotografia. Oggetto di mostre, documentari, oggi Eggleston è anche un protagonista delle aste. Dopo quella dell’ anno scorso che mise all’ incanto le sue foto con quelle di Diane Arbus, Christie’ s di New York inaugurerà il 7 ottobre la vendita degli scatti provenienti dalla collezione di Bruce e Nancy Berman. illiam Eggleston è uno degli artisti che ha dato l’ impulso decisivo alla fotografia a colori. Nato a Memphis, settant’ anni appena compiuti, Eggleston ha iniziato come molti fotografi della sua generazione con il bianco e nero, ma è passato al colore già a metà degli anni ‘ 60 – consigliato da John Szarkowski, direttore del dipartimento fotografico del MoMA. Proprio al Museum of Modern Art di New York, ebbe la sua consacrazione nel 1976, con la mostra Photographs by William Eggleston. Il New York Times definì quell’ evento “la mostra più odiata dell’ anno”. Nelle fotografie di Eggleston sembra che non accada mai nulla di particolare, tanto meno di determinante o di indimenticabile. A prima vista i soggetti delle sue fotografie paiono molto comuni, simili ad album di famiglia con amici, parenti, cani, case dei suburbi, garage, auto, marciapiedi, strade, pali della luce: quello che definiremmo le immediate vicinanze di qualcosa, o ciò che esiste quando guardiamo fuori dal finestrino. Ma se osserviamo attentamente, se facciamo quel passo per vedere davvero e condividere la visione di Eggleston, allora apprezziamo il mistero e la bellezza, e possiamo comprendere – e disapprovare – lo smarrimento astioso di coloro che hanno guardato superficialmente per la prima volta, senza capire. Per Eggleston qualsiasi soggetto fotograficoè degno di attenzione e ha pari dignità, concetto evidenziato in uno dei suoi libri più belli, The Democratic Forest. Eggleston lavora proprio su questo sguardo democratico, per sottrarre le cose quotidiane dalla banalità dello sguardo e dalla loro stessa essenza: trasforma il familiare in anomalo, attraverso un’ angolatura sbieca rispetto alla visione usuale, dominante. Il punto di vista è sghembo, una prospettiva straniante. Sembra che il fotografo usi l’ accetta: oggetti, animali, persone sono spesso tagliate ai bordi, così da rivelare un movimento interno alla composizione, il dinamismo di infiniti angoli possibili. Nelle immagini coesistono tensione e calma, ma lo stato di quiete è sempre qualcosa di provvisorio. Non a caso Eggleston ha influenzato registi come Lynch, Cronenberg, e anche l’ ex fotografo Stanley Kubrick credo gli debba qualcosa, almeno in una scena di Shining, quando il bambino sfreccia con il triciclo attraverso i corridoi dell’ albergo disabitato. Quel triciclo è il triciclo di Eggleston, poi diventato la copertina del libro William Eggleston’ s Guide: il triciclo ritratto a Memphis alla fine degli anni ‘ 60, fermo, sul marciapiede di una casa. Eggleston ha scattato quell’ immagine quasi da sdraiato, dal punto di vista di un insetto, così il triciclo del bambino – come molti altri oggetti del nostro quotidiano – è diventato qualcosa di spaventoso, inquietante, per nulla innocente, e il cielo grigio è parso assorbire meglio il manubrio arrugginito, mentre sullo sfondo un’ auto parcheggiata sotto il patio osservava muta la scena, e lateralmente, la parte posteriore di un’ altra auto sembrava volesse aggiungere qualcosa. E poi c’ è l’ uso del colore. Il colore è diventato linguaggio, elemento dinamico. L’ utilizzo del rosso, del blu, del giallo, perfino della ruggine: un boiler arrugginito in un campo è la cosa più simile a un gigantesco frutto. In precedenza il colore sembrava quasi un problema separato dal soggetto. Prima di Eggleston i fotografi vedevano il cielo e l’ azzurro. Dopo di Eggleston il cielo e l’ azzurro sono una cosa sola, il cielo azzurro. Quattordici taniche bianche, di plastica, rovesciate su una strada sterrata, e sopra di esse il cielo azzurro, carico di nuvole bianche, quasi che le taniche fossero frammenti di nuvole, precipitati da quel cielo, o viceversa, come se il cielo fosse un’ estensione della terra. Eggleston assalta l’ inerzia degli sguardi per restituire un mondo provvisorio, frammentato, e da lì ripartire. Nella fotografia di un salotto, ci sono la gamba accavallata di un uomo, tre poltrone, la moquette, una pianta, una lampada, un posacenere, tutto è dello stesso colore tenue, sabbia uniforme, la quiete di una stanza. Sul tavolino ci sono la scatola rotonda di un puzzle e i frammenti sparsi, da comporre, e su di essi, la luce che entra dalla finestra. Il mondo di Eggleston – il Tennesse, il Mississipi – è questo, è anche il nostro mondo, un puzzle in frantumi, decadente eppure ancora vitale. Sta a noi vederlo. William Eggleston ha attraversato l’ esistenza cercando un varco nel caos del quotidiano, ha lottato alla ricerca dell’ equilibrio preciso tra tensione e calma, e ha trovato il mondo reale – come lui stesso definisce la sua opera – trasformando immagini qualsiasi in qualcosa di molto diverso: un’ unica, certa, fotografia. Per raggiungere – usando le parole di Robert Adams – un silenzio adeguato. – GIORGIO FALCO

~ di marco su 19 ottobre 2009.

3 Risposte to “Giorgio Falco_William Eggleston LO SGUARDO DEMOCRATICO DELL’ AMERICA”

  1. non concordo pienamente con l’articolo di Falco, perchè nel voler cercare un senso nel soggetto , tralascia un fattore fondamentale della fotografia di Eggleston . Lui lavora in maniera sottile, mataforica, concetto portato all’estremo da un suo “seguace” come Peter Fraser. lavora su piani multipli, anche quando inquadra oggetti semplici e banali, crea uno sfasamento nella trasmissione delle informazione, è quello che si trova in primo piano inconsciamente passa in secondo piano.non mi dilungo oltre , e suggerisco di andare a vedere l’ultima foto del libro William Eggleston’s guide, quella giacca appesa mezza rivoltata ci parla di qualche cosa di profondo da creare dipendenza.

  2. Grazie Marco per avrmi fatto conoscere questo fotografo in cui mi riconosco al 100%.
    Quello che è scritto in questo articolo corrisponde perfettamente a quello che intendo fare io con la mia foptografia.
    Forse ci sono arrivato molto tardi, ma per me va bene lo stesso, l’importante è che la fotografia ci serva per vivere meglio.
    Grazie

  3. Hai letto il libro di Falco, L’ubicazione del bene, uscito quest’estate per Einaudi? Un bel libro, secondo me. Credo che lui abbia lavorato con ghirri o comunque nel giro di ghirri. Ho visto un sito, La linea bianca, se non sbaglio in cui ci sono alcune foto di persone che lavorano con falco. Ciao. Alessandra

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