The small village_Linea di Confine: Bibbiano 1997


signorini_bibbianoQuesto testo è stato presentato in occasione dell’esposizione personale del lavoro realizzato sul territorio di Bibbiano per incarico di Linea di Confine.
http://www.lineadiconfine.org/

 

The small village.

 

il villaggio, quale paesaggio reale o paesaggio dell’anima, è la radice della nostra identità, che cerca la propria coerenza nello sviluppo a spirale del nostro viaggio e della nostalgia che esso si porta dietro

 

questo villaggio è ormai quasi totalmente penetrato dal mondo

 

il punto abissale rispetto al tempo che resta non è la profondità di una storia remota che come tale è astratta e della quale non abbiamo una presa intellegibile;

no, il punto abissale è il testo ora di me stesso

 

distinguere fra memoria ripetitiva (tradizionalismo) e memoria ricostruttiva (reinterpretazione dell’esperienza)

 

attraversare, conoscere e creare luoghi nel presente è essenzialmente un atto, o meglio, un movimento creativo. Il territorio, così come siamo stati abituati a considerarlo in relazione alle diverse discipline, ha subito un radicale mutamento

 

il concetto di territorio non è più relazionabile con l’idea, la percezione, di un ambito spaziale dato, gerarchicamente strutturato e definitivamente mappato

 

nell’oggi, il territorio è la posta in gioco di un movimento di trasmutazione che ha dovuto coniugare l’intreccio del luogo e del non-luogo, in definitiva l’orizzonte

della terza natura, il territorio cibernetico

 

lo sguardo non è un osservare malizioso e “debole”, ammiccante, ma “uno stare in guardia” ed un “custodire”

 

signorini_bibbiano2

Territorio – Città – Periferia sono temi cari alla fotografia italiana e che hanno favorito la nascita di iniziative che riguardano una ipotesi di lettura e interpretazione del mondo esterno. Mi è stato chiesto di lavorare nell’area del Comune di Bibbiano cercando di parlare, in qualche modo, alle persone del loro paesaggio.

La particolarità di Bibbiano sta nel fatto di non essere fortemente caratterizzato. Il paesaggio poi, è realtà del presente e credo che le persone, il più delle volte, parlano di paesaggio e intendono: “natura”. Non avrei potuto aggiungere nulla, in questa direzione, a quanto bravi fotografi professionisti e persone comuni hanno già fatto. Esiste una preziosa collezione di vecchie immagini e documenti che riguarda unicamente Bibbiano. Visitando le scuole elementare e media, ho visto resoconti di gite nell’area matildica, ricerche condotte sul territorio che comprendono disegni e fotografie di torri, casolari, calanchi, persone. Tutto questo esiste nonostante la non evidente ricchezza artistico-monumentale ed è produzione culturale se è nuova interpretazione dell’esperienza, se rivitalizza antiche memorie senza fare del tradizionalismo vuoto e atemporale.

 

Personalmente ho sempre considerato la Terra il primo spazio che per noi ha un significato (vedi Lévy). Noi siamo  sulla Terra ancor prima di abitare un territorio. Quando dobbiamo identificarci il nostro nome attesta l’esistenza sulla Terra, è l’identità dell’essere al mondo, se così si può dire. Solo successivamente il nostro indirizzo certifica la posizione che occupiamo sul territorio. La Terra è legata al Cosmo e rimanda a un tempo primordiale che ci accomuna, mentre il territorio richiama le frontiere.

 

È chiaro che il nostro essere al mondo e la nostra territorialità stanno modificandosi. Un luogo è sempre meno lo spazio dove siamo collocati fisicamente. Limitarci, ancora oggi,  unicamente a considerare il costituirsi di non-luoghi, di spazi periferici con una loro autonomia, di rivedute delle città, fa un po’ sorridere rispetto al formarsi delle reti informatiche e della realtà virtuale. Questo non significa che il campo di indagine della fotografia debba necessariamente spostarsi su altri spazi e su altri mezzi, ma necessita la presa di coscienza che una rilevazione dei luoghi non è più sufficiente perchè il rapporto interno ed esterno, dentro e fuori deve essere ridefinito. La rilevazione presuppone uno spostamento, un essere del tragitto (Vedi Virilio). Condizione che ci viene negata dai nuovi media con i quali tutto arriva senza che sia necessario partire.

 

Una guida Kodak alla pratica del video loda le potenzialità della televisione come “… l’apparecchio che meglio di tutti gli altri consente di “avere il mondo in casa”. L’accendete, e immediatamente vi trovate insieme a giornalisti e operatori del telegiornale; se guardate una commedia gli attori entrano nella vostra stanza; ecco un documentario, e gli animali della giungla sembrano saltar fuori dallo schermo”. Ma “Ora che tante cose sono fatte con procedimenti meccanici, non sarebbe più intelligente cercare di distinguere tra ciò che appartiene all’essenza e ciò che è mero accidente?” (Arnheim). Per questo il mio intendimento su Bibbiano è stato: a prescindere. Cerco sempre di tenere presente che le cose parlano anche a monte di ciò che le ha generate, caratterizzate e delimitate, indicando una radice comune nell’essenza delle loro funzioni e del loro essere al mondo.

 

Ho fatto delle riprese video per realizzare alcune fotografie dallo schermo televisivo. Non ho stampato direttamente da nastro magnetico. Questo per mediare con gli effetti del monitor e per ottenere un negativo, come se confermasse una presunta stabilità e veridicità della fotografia. Contrariamente l’immagine televisiva nasce e svanisce di continuo. Così facendo è curioso notare che avvicina un’essenza della mistica orientale: sentire il mondo come qualcosa che muore e si ricompone di attimo in attimo.

 

Quando abbiamo presentato l’iniziativa parlavo di centralità dei luoghi indipendentemente da piccole o grandi storie da raccontare. I luoghi e le cose mostrano chiaramente delle differenze ed è importante registrarle per permettere delle considerazioni. Quello che volevo dire, generalizzando, può aiutare in fotografia a superare luoghi comuni che fanno di alcuni generi e aree di indagine unica fonte di ricerca. In un precedente laboratorio di Linea di Confine, Michael Schmidt svincolava la fotografia dalle peculiarità del luogo proponendo indifferentemente immagini di Berlino e Correggio perché “Il confronto con la realtà si svolge tutto all’interno della soggettività dell’autore”. Questo atteggiamento concettuale avrebbe dovuto lasciare tracce più evidenti e coinvolge la questione del sentire. “Il sentire è selettivo […] siamo noi a stabilire quali porte e quali finestre aprire e quali chiudere […] imparare a sentire equivale ad imparare a vivere. L’attenzione, la vigilanza, l’applicazione costante sono condizioni del sentire” (Perniola).

 

Ho preso in prestito una frase per indicare che lo sguardo è uno stare in guardia, un custodire.

 

Molte delle immagini che ho prodotto rimandano al guardare. L’uomo in bicicletta guarda davanti a sé come volesse vigilare. Il suo gesto è sottolineato dai cerchi delle ruote, esse appaiono come occhiali o binocolo. L’albero veglia sul prato ed è maschera al contempo (anche fungo atomico). Il padre indica alla figlia dove guardare. Fra due vasi rossi il numero otto è ancora occhiali (anche infinito) e due sono le teste del drago con un occhio rosso ben visibile. Ancora cerchi sono le forme di formaggio. Mi rendo conto che queste relazioni non derivano da uno sguardo prolungato, da una lenta osservazione attraverso il mirino della macchina fotografica ma è uno sguardo veloce e rapido. Tecnicamente lavoro spesso a mano libera Non è più “insistenza”. Queste immagini potrebbero nascere da una coscienza dello sguardo perché consapevolezza. Anche valutazione morale del proprio agire.

 

Stare in guardia e custodire con coscienza è conservare con cura e proteggere dalle insidie.

 

Marco Signorini

 

Joachim Ritter, Paesaggio, Guerini e Associati, Milano, 1994-Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva, Feltrinelli, Milano, 1996-Marc Augé, Nonluoghi, Elèuthera, Milano, 1993-Paul Virilio, Schiavi della velocità, senza tempo né spazio, in “Reset”, febbraio 1996-Kodak, Arte e pratica del video, Gremese Editore, Roma, 1987-Rudolf Arnheim, Parabole della luce solare, Editori Riuniti, Roma, 1992-Elémire Zolla, Aure, tascabili Marsilio, Venezia, 1995-Michael Schmidt, Correggio, Linea di Confine Della Provincia di Reggio Emilia, 1991-Mario Perniola, Del sentire, Einaudi, Torino, 1991-Arnaldo Nesti, Tra villaggio e mondo, Franco Angeli, Milano, 1996-Adelino Zanini, Modernità e Nomadismo, Calusca edizioni, Padova, 1995-Tiziana Villani, Atena Cyborg, in Michel Foucault, Eterotopia, Mimesis, Milano, 1994-A. Gargani, Il testo del tempo, Laterza, Bari-Roma.

 

 

~ di marco su 7 aprile 2009.

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