Fotografie del respiro – Roberta Valtorta


Nella ricerca Earth, tuttora in corso, Marco Signorini continua il percorso intrapreso con un precedente lavoro dal titolo Echo, impegnandosi a indagare una dimensione temporale assoluta, indefinita, e i modi in cui questa si rispecchia nel paesaggio e nelle vite umane. Senza timore, sceglie per le sue immagini luoghi bellissimi, nei quali la natura si esprime con toni alti, grandi spazi, colori incantevoli. Una scelta che non teme la bellezza né il sentimento. Similmente avevano fatto i grandi pittori del momento romantico, da Friedrich a Carus a Constable, quando avevano inteso confrontare la limitatezza della vita umana con la grandiosità del mondo in cui essa si trova a svolgersi.

Signorini affronta così, attraverso quella specifica immagine-frammento che è la fotografia,  il tema dell’infinito, in senso sia spaziale che temporale. Il paesaggio del mare e del cielo, della terra, delle rocce, appare come un luogo perduto, lontano, a noi noto ma invece ormai sconosciuto, come un tempo già passato che sta alle nostre spalle ma non ci appartiene più, né forse possiamo più comprendere: luogo e tempo della pre-istoria, che precedono la civiltà, l’architettura, l’economia, la cultura. Al tempo stesso, il vuoto e la semplicità del paesaggio fanno pensare a una post-istoria, a un dopo, a un futuro del mondo che potrebbe venire dopo che tutta la nostra possibile civiltà si è completamente svolta, a un ritorno finale a ciò che della natura rimane.

Il titolo del lavoro, Earth, è lapidario: come un soffio ci parla della terra stessa, il pianeta che abitiamo. Come su un’isola (l’isola del nostro mondo rispetto al cosmo), le piccole sparse figure che vi ritroviamo paiono in cerca di qualcosa, che questo sia la strada perduta o una conchiglia, altri esseri umani o animali, cibo, forse un tesoro nascosto, o forse, infine, idee, parole, o la possibilità di dare un dolce senso alla vita.

Marco Signorini conosce la complessità del paesaggio contemporaneo antropizzato, della città e della periferia e in lavori passati ne ha analizzato gli spazi e le forme. Da qualche anno ha rivolto la sua attenzione alla grandezza della natura, ormai lontana da noi, ridotta a immagine del meraviglioso. Ma con questo suo orientarsi verso le origini del paesaggio non ha abbandonato i temi della contemporaneità: ha invece trovato la strada per una riflessione sulla nostra esistenza difficile e sospesa nel mondo d’oggi, sulla presenza dell’uomo in un mondo grande, globale, carico di interrogativi. E questo suo avvicinarsi alla natura in un’epoca complessa come è la nostra, rimanda un poco anche alle scelte degli artisti della land art, come Richard Long o Robert Smithson, quando ritrovavano nell’erba di un prato o in pietre bagnate dall’acqua del mare  il motivo del fare arte.

In un suo breve scritto l’autore pone in relazione la parola earth, che dà titolo al lavoro, e la parola heart, ponendo in dialogo la terra e il cuore. Solo lo spostamento di una consonante, l’h, le differenzia: la sua presenza crea nella prima un soffio, come si diceva, e nella seconda una aspirazione. Un respiro dunque si muove in queste due parole inglesi, un collegamento leggero e fisico tra il luogo nel quale si svolge la vita e il battito della vita stessa.

Nel suo scritto Signorini analizza ulteriormente le due parole ponendole una dopo l’altra e scoprendo che nella continuità una nuova situazione viene a crearsi: la frase hear the art, cioè senti l’arte. Anche in questa riflessione di tipo linguistico-concettuale l’autore propone, con la semplicità seria che lo contraddistingue, un ritorno all’essenzialità dei significati della vita e delle attività umane: l’arte è qualcosa che va sentito, ascoltato, e come la terra e il cuore è qualcosa che sta alle origini, nella profondità finale delle cose.

Le tre cose, l’assolutezza del paesaggio (la terra), il significato dello stare in vita (il cuore), la ricerca di una possibile espressività che dia senso all’esistenza e al mondo stesso (l’arte), circolano negli spazi e nei colori di queste immagini che significativamente sono al tempo stesso reali, come la fotografia vuole, e completamente sognate.

14 marzo 2008

~ di marco su 8 maggio 2008.

Una Risposta to “Fotografie del respiro – Roberta Valtorta”

  1. le parole di Roberta , lucide, chiare e rileggerle sono sempre un gran piacere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: